Bruxelles per evitare nuove Atene ha idee irrealizzabili

Con la crisi della zona euro “ci siamo confrontati con la più grande sfida della nostra storia”, ha riconosciuto ieri il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, nel discorso sullo stato dell’Unione: “La crisi del debito sovrano oggi è innanzitutto una crisi di fiducia politica. E i nostri cittadini, ma anche il mondo esterno, ci osservano e si chiedono: siamo veramente un’Unione?”. La Grecia ha di fronte il default a metà ottobre. Lunedì prossimo l’Eurogruppo non riuscirà a sbloccare gli 8 miliardi di aiuti che servono ad Atene per pagare stipendi, pensioni e bollette.
6 AGO 20
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La Grecia ha di fronte il default a metà ottobre. Lunedì prossimo l’Eurogruppo non riuscirà a sbloccare gli 8 miliardi di aiuti che servono ad Atene per pagare stipendi, pensioni e bollette. Il secondo salvataggio greco da 109 miliardi, lanciato il 21 luglio, è rimesso in discussione perché i paesi nordici vorrebbero imporre più perdite alle banche esposte in Grecia. Secondo indiscrezioni della Tribune, sul tavolo di Angela Merkel ci sarebbe un piano segreto (“Eureca”) con un trust lussemburghese per privatizzare l’attivo patrimoniale della Grecia e fornire liquidità alle casse di Atene. Per Barroso, invece, la risposta alla “crisi di fiducia” sono gli Eurobond e la Tobin Tax che, nel migliore dei casi, non vedranno la luce prima di qualche anno.
Il discorso sullo stato dell’Unione è stato appassionato e applaudito. All’Europarlamento sono piaciute le stoccatine all’asse franco-tedesco: “Un certo intergovernamentalismo rischia di portare alla rinazionalizzazione e alla frammentazione” e portare alla “morte dell’Europa unita”, ha sottolineato il presidente della Commissione a proposito del “governo economico” immaginato da Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Ma il suo approccio comunitario e le proposte su Eurobond e Tobin Tax riceveranno un’accoglienza molto più fredda, quando saranno presentate ai leader europei. “La cosa importante – spiega al Foglio l’europarlamentare francese liberale, Sylvie Goulard – è convincere Parigi, Berlino, Roma e altre capitali. L’esercizio era facile all’Europarlamento: il pubblico era già convinto. Vedremo se Barroso è capace di agire e non solo di parlare”.
Le proposte della Commissione sono furbe, secondo alcuni osservatori. Per rispondere alle obiezioni della Germania, gli Eurobond sono stati ribattezzati “Stability Bond” e presentati come la fine di un lungo processo fondato sulla “integrazione delle politiche di bilancio e la disciplina fiscale”. Nelle prossime settimane, l’esecutivo comunitario pubblicherà uno studio di fattibilità e alcune opzioni di Eurobond. Ma, data l’ostilità tedesca, “la questione è stata declassata a livello tecnico”, dice al Foglio una fonte della Commissione di Bruxelles. Quanto alla tassa sulle transazioni finanziarie, per tentare di superare i veti del Regno Unito e per cercare di non spaventare troppo i mercati, la versione Barroso è stata disegnata sul modello del duty stamp britannico: un’aliquota dello 0,1 per cento su azioni e obbligazioni e dello 0,01 per cento sugli altri prodotti finanziari. Ma uno studio di impatto della stessa Commissione riconosce che potrebbe costare fino all’1,8 per cento del pil dell’Ue, a causa delle delocalizzazioni extraeuropee delle transazioni. Regno Unito, Olanda e Svezia sono contrarie. L’Italia è pronta a accettarla solo nell’ambito del G20, dove gli Stati Uniti mettono il veto. E anche per la Bce l’idea è “irrealizzabile”.

Più concretamente, e dopo quasi un anno di negoziati, l’Unione europea ieri si è dotata di una diga contro la prossima crisi del debito. L’Europarlamento ha approvato il pacchetto legislativo sulla nuova governance economica. Viene introdotto un semestre europeo che permette a Bruxelles di modificare le politiche di bilancio dei membri della zona euro. Il Patto di stabilità è stato rafforzato con severe multe semi automatiche per chi sfora i limiti del 3 per cento di deficit e 60 per cento di debito sul pil. La Commissione avvierà una sorveglianza macroeconomica, con sanzioni pecuniarie per chi non segue le raccomandazioni di Bruxelles. Per l’Italia non ci sono buone notizie: il debito pubblico dovrà scendere di un ventesimo l’anno per la quota eccedente il 60 per cento di pil. E non ci sarà alcuno sconto per il basso debito privato. Il pacchetto “apre la strada alla creazione di una vera unione economica”, ha spiegato il commissario Olli Rehn.
Dall’America, però, la Casa Bianca guarda alla capacità di reazione dell’Europa con sempre maggiore scetticismo: “In Europa – ha detto Barack Obama citato dall’agenzia Bloomberg – non stanno affrontando la crisi del sistema finanziario in modo efficace, come sarebbe necessario”.